Presentazione
Durata
dal 1 Ottobre 2025 al 8 Giugno 2026
Descrizione del progetto

L’ingresso in un istituto penitenziario traccia una linea netta e dolorosa con la realtà esterna.
È una separazione che spesso porta con sé la perdita della propria identità e un profondo silenzio emotivo. In questa dimensione di isolamento, il laboratorio di arte e immagine è diventato un’oasi temporale sospesa: un luogo di autentica libertà in cui le detenute hanno potuto ritrovare la propria voce grazie al linguaggio universale della creatività.
Il vero valore di questo percorso risiede nella totale autonomia concessa alle partecipanti.
I temi dei disegni non sono stati imposti dall’alto, ma sono nati spontaneamente dai desideri di ciascuna donna.
Ognuna ha potuto scegliere in piena libertà cosa raffigurare o colorare, imprimendo sulla carta i frammenti di quel “mondo fuori” di cui sente la mancanza: i ricordi di una quotidianità interrotta, gli affetti distanti, la natura dimenticata e le speranze per il domani.
Dare una forma visiva a questa nostalgia ha permesso di colmare i vuoti dell’assenza, offrendo uno sfogo concreto a emozioni altrimenti difficili da esprimere a parole.
In questo processo, l’uso del colore ha svolto una funzione terapeutica cruciale.
Basandosi sui principi della cromoterapia, le diverse tonalità non sono state impiegate come semplici decorazioni, ma come veri e propri strumenti di supporto pedagogico e psicologico.
Sperimentare con le sfumature ha permesso alle detenute di allentare le tensioni quotidiane, gestire gli stati d’animo e riconnettersi con il proprio equilibrio interiore.
L’introduzione delle immagini e dell’arte in un contesto carcerario rivela così il suo significato più profondo: non si tratta soltanto di produrre espressioni grafiche, ma di innescare un cammino di evasione mentale e riscatto personale.
È la testimonianza tangibile che la bellezza e l’immaginazione non conoscono reclusione.
Ringraziamenti
Desidero rivolgere la mia più sincera gratitudine alla Direzione della struttura, all’Area Educativa e alla Polizia Penitenziaria per il loro prezioso e costante supporto.
Un ringraziamento speciale va alla Dirigente scolastica, Annarita Tiberio, per aver accolto e sostenuto questo progetto laboratoriale con sincero interesse.
Grazie di cuore a tutti i colleghi del CPIA 1 che in questi mesi mi hanno accolta al mio rientro, accompagnandomi sempre con un sorriso. Esprimo la mia profonda stima e un sentito riconoscimento alla dottoressa e collega Maria Falcone, docente presso la Casa di Reclusione, per aver saputo comprendere e valorizzare le mie attitudini.
Infine, il ringraziamento più grande va alle Detenute: la passione, l’impegno e la dedizione che hanno dimostrato giorno dopo giorno sono stati il vero motore e il cuore pulsante di tutta questa esperienza.
Obiettivi
- Rompere il silenzio emotivo e l'isolamento:Offrire uno spazio per contrastare la separazione dal mondo esterno, la privazione dell'individualità e la solitudine tipiche della reclusione.
- Garantire uno spazio di libertà e autonomia:Permettere alle detenute di esprimersi liberamente attraverso la scelta autonoma e profonda dei temi da disegnare, senza imposizioni esterne.
- Dare forma e voce alla nostalgia:Fornire un canale comunicativo universale (la creatività) per verbalizzare ed esprimere sentimenti complessi, trasformando l'assenza del "mondo fuori" (affetti, ricordi, desideri futuri) in presenza visiva sulla carta.
- Promuovere il benessere psicologico e pedagogico:Sfruttare i principi della cromoterapia attraverso l'uso consapevole dei colori per aiutare le partecipanti a scaricare le tensioni quotidiane, modulare i propri stati d'animo e ritrovare un equilibrio interiore.
- Attivare un processo di riscatto ed evasione mentale
- Dimostrare il valore sociale e riabilitativo dell'arte in carcere, stimolando l'immaginazione e la bellezza come strumenti personali di riscatto che non possono essere reclusi.
Luogo
Via Bartolo Longo, 72 - 00156 Roma
Responsabili
Organizzato da
Referenti
In collaborazione con
Partecipanti
Le Detenute della Casa Circondariale di Rebibbia, che hanno preso parte attiva al laboratorio svolgendo il lavoro quotidiano con passione e dedizione.
Gianfranco Gagliardo
Docente e funzione strumentale